Attaccamento, Alto contatto e Babywearing… come si incontrano?

Attaccamento, Alto contatto e Babywearing… come si incontrano?

Prima di iniziare, facciamo un passo indietro! 

Cos’è l’Attaccamento? 

Si definisce Attaccamento la primissima relazione che un bambino costruisce, generalmente con la madre, e che è particolarmente importante per il suo benessere, sotto molti punti di vista. 

Il legame di attaccamento ha avuto origine in un passato molto lontano, quando i predatori rappresentavano un grosso pericolo ed era essenziale che un qualche meccanismo inducesse i bambini a restare accanto ai propri caregivers per essere protetti e riuscire a sopravvivere. In seguito i bambini hanno sviluppato metodi e strategie per comunicare agli adulti questa necessità di contatto e vicinanza.

Possiamo quindi sostenere che i bambini sono geneticamente predisposti per stare accanto alle persone che si occupano di loro e a richiamare la loro attenzione in caso di necessità

Come funziona questo legame di attaccamento? Come si sviluppa? 

Grazie agli studi di John Bowlby possiamo dire che questo legame di attaccamento sia un percorso del quale possiamo individuare quattro fasi principali: 

Fase 1 – Preattaccamento: i neonati, già nei primi mesi di vita, mostrano interesse per gli altri esseri umani e inviano segnali, come il pianto o successivamente il sorriso, per richiamare l’attenzione dell’adulto e comunicare i propri bisogni (vicinanza, contatto, fame, dolore…) 

Fase 2 – Sviluppo dell’attaccamento: dai 2 ai 7 mesi circa, i lattanti iniziano ad imparare le regole dell’interazione, ad armonizzare e regolare l’ascolto e la comunicazione dei propri bisogni. 

Fase 3 – Attaccamento sviluppato: a partire dai 7-8 mesi il bambino avrà interiorizzato la figura della mamma o di altri caregivers e sarà pronto per iniziare ad esplorare il mondo con la certezza di avere sempre un “porto sicuro” a cui ritornare nel momento del bisogno! 

Fase 4 – Relazioni in funzione dell’obiettivo: il passo successivo, dai 2 anni circa, è quello di relazionarsi con le altre persone con intenzione e con… un proprio obiettivo specifico!

Ma quindi, cosa c’entra tutto questo con il portare in fascia?

Come abbiamo appena visto, il legame di attaccamento è nato proprio per garantire un legame stretto, una vicinanza e un contatto continuo tra bambino e caregivers. Il bisogno principale del neonato è proprio questo: il contatto e la vicinanza. 

Ecco quindi che tenere i nostri piccoli pelle a pelle e cullarli e coccolarli in fascia o marsupio può aiutarci a sviluppare con loro un legame e uno stile di attaccamento sicuro. 

Perché? Perché stando a contatto i principali bisogni del bambino saranno soddisfatti, la mamma sarà in grado di far fronte alle richieste del suo piccolo in maniera tempestiva avendo con lui un contatto visivo continuo. Il bambino avrà un maggior stato di quiete e di conseguenza sarà tranquilla anche la mamma. 

I bambini, per diventare autonomi e indipendenti, non hanno bisogno di imparare da subito a stare da soli, a dormire tutta la notte nella loro culla o ancor peggio di essere lasciati soli a piangere. Tutto quello che serve a un neonato per diventare un futuro “bambino autonomo” è quello di avere delle figure di riferimento che si occupano di lui e rispondono ai suoi bisogni, anche a quelli di contatto! 

Ecco quindi che il babywearing diventa uno strumento molto efficace per riuscire a rispondere tempestivamente a questi bisogni! 

Se non porto mio figlio non avrà un attaccamento sicuro? 

Assolutamente no! Non è obbligatorio portare in fascia per rispondere ai bisogni dei nostri piccoli. 
Il babywearing è semplicemente un aiuto, come lo possono essere tante altre cose, per permetterci di accudire e stare accanto ai nostri bimbi! 

Articolo scritto da

Veronica Biasotti
Mamma di Filippo e Sofia
Educatrice e Pedagogista
Consulente Babywearing Italia

Veronica collabora con DANCE WITH ME come consulente, potete rivolgervi a lei per prenotare una consulenza babywearing per imparare a legare correttamente fascia e marsupio.

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